EDITORIALE

Edoardo Mozzanega

Il filo rosso dei servizi selezionati per questo issue 14 nasce da un'indagine che, invece che privilegiare il "centro", il punto di osservazione più immediato, predilige i limiti, il luogo più dinamico e sensibile ai cambiamenti. Questi luoghi estremi sono, infatti, i primi a subire le trasformazioni e sanno raccontare tutto ciò che includono attraverso le conseguenze che manifestano di ciò che accade al loro interno.

Per me si va nella città dolente... L'incipit del terzo canto della Commedia dantesca potrebbe essere una didascalia efficace per la nostra prima rubrica, che presenta due servizi sulle zone di confine dell'area urbana milanese. Uno scenario post-apocalittico, di degrado e di rovina apre il numero 14 di Milano Città Aperta. Un viandante che tentasse un ingresso alla città da una via secondaria, si troverebbe di fronte a questi paesaggi devastati da una logorante e silenziosa guerra di trincea tra il territorio agricolo e la violenza grigia del tessuto urbano. Uno scontro lontano dallo sguardo dei più, che continua in sordina, a scapito della parte più indifesa ed esposta ad uno sfruttamento degradante. Abbiamo davvero perduto definitivamente la possibilità di prenderci carico di una cura reale del nostro territorio?

Dinanzi a me non fuor cose create / se non etterne, e io etterno duro. La seconda rubrica "squarci" propone due visioni alternative di questi luoghi di frontiera e di passaggio. Le immagini sembrano suggerire che esista la possibilità di uno sguardo attivo, capace di riconfigurare la realtà. Gli svincoli delle tangenziali e gli orizzonti del fiume Lambro diventano paesaggi irreali, mutati fino ad acquisire un senso inaspettato. E questa riflessione vale come tentativo di contestazione delle parole incise sul nostro immaginario portone infernale: non vi è nulla di eterno e immutabile nella gestione del nostro territorio e nello sguardo che possiamo avere sulla nostra città.

Lasciate ogne speranza voi ch'intrate. Lo sguardo si sposta ora in direzione dell'umanità, verso gli abitanti di questa città dannata che spera una redenzione. Non c'è, dunque, possibilità di una vita in questo Inferno urbano? La terza rubrica si pone di nuovo in polemica con i versi di Dante e mostra due lavori fotografici su delle zone di frontiera di Milano, la Barona e Via Padova, dove, a dispetto delle minacce del portone infernale, la vita pulsa, gli uomini sono ben lontani dall'abbandonare le loro speranze e conducono le loro battaglie quotidiane. Sono queste persone il punto di partenza per immaginare nuove modalità di rapporto col territorio.

Milano, rinchiusa tra diverse linee di confine, deve scardinare i suoi limiti e imparare a essere aperta, alla speranza, a nuove visioni e a nuove configurazioni.

Ulisse, uno che se ne intendeva di superamenti di limiti, suggeriva: Fatti non foste a viver come bruti, / ma per seguir virtute e canoscenza.


Buona visione.