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Oktagon

Edoardo Passero

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Dietro le quinte dell'Oktagon si cela un mondo sorprendente e trasversale. Storie e uomini diversi, che si incrociano su un ring per "darsele di santa ragione"


Vivo a Milano da quasi 13 anni ormai e i manifesti dell'Oktagon sono una presenza che mi accompagna con regolarità. Per un profano degli sport di combattimento, che vedeva la Kick boxing come un fenomeno del tutto esotico, l'Oktagon suonava addirittura come esoterico. In realtà ormai è da molti considerato commerciale e i fan dell'MMA lo ritengono un po' un circo di serie B. Comunque sia, mi pare che se le diano di santa ragione e, seguendo incontri e allenamenti, ho scoperto che l'ambiente dietro le quinte è ricco, interessante e a dir poco trasversale. Tra i lottatori si possono incontrare dai dottorandi in Storia della Sapienza ai ragazzi che fanno un lavoro a mezza giornata per dedicare tutto il resto del tempo agli allenamenti. I campioni mirano al successo, ma per molti l'obbiettivo è semplicemente arrivare a lottare su un ring importante, mentre per altri ancora l'Oktagon è sopratutto un'occasione di riscossa.

L'Oktagon è la diramazione italiana di un campionato internazionale di arti marziali, il K1, inventato nel 1980 in Giappone. Mix di diverse discipline come Kick boxing, Muay thai e Boxe tradizionale, l'Oktagon riesce a regalare uno spettacolo indubbiamente emozionante. I colpi si possono portare con calci, pugni e ginocchiate e, come nella Boxe, si vince per knock out o ai punti.

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