Una città diversa
2010 maggio 27
“Il funzionamento di una grande città richiede enormi quantità di carbone e di petrolio. L’energia solare, del vento e delle maree è sfruttabile solo in misura ridotta. È difficile credere che saremo mai in grado di progettare collettori solari capaci di produrre le enormi quantità di energia fornite dai grandi impianti a vapore; è altrettanto difficile pensare a una batteria di turbine a vento in grado di fornire elettricità sufficiente a illuminare l’isola di Manhattan. Se le case e le fabbriche sono tutte concentrate in zone ristrette, i congegni per lo sfruttamento dell’energia pulita saranno sempre e solo dei semplici giocattoli; se, invece, le comunità urbane si riducono di dimensioni e si disperdono sul territorio, non c’è motivo per cui l’uso combinato di questi strumenti non debba garantirci tutti i comforts della civiltà industriale. Per usare nel modo migliore possibile l’energia del sole, del vento e delle acque la megalopoli deve frantumarsi e disperdersi. Alle fasce urbane dilaganti di oggi devono sostituirsi comunità di nuovo tipo, accuratamente organizzate e dimensionate secondo la natura e le risorse di una determinata regione”.
Murray Bookchin da “Post-scarcity anarchism: l’anarchismo nell’età dell’abbondanza”
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