La notte
Considerando per un istante come secondaria la bellezza annoiata di Jeanne Moreau, la campagna milanese nel film di Antonioni è diventata probabilmente un quartiere di palazzoni. Non si riesce a identificarlo ma la presenza di cascine mi fa pensare alla bassa, al sud, forse appena fuori il Giambellino.
Poi però mi viene di nuovo in mente Jeanne Moreau e quel film, quella storia che oggi forse annoia ma che racconta tanto di Milano. Quel lento passeggiare e sbadigliare della ricca borghesia è un pugno allo stomaco. Perché quel finto dinamismo, quell’immobilismo delle idee è realmente riconoscibile; lo scrittore e l’industria, il patto di ferro per il futuro.
Ma il futuro poi non è arrivato. Niente è cambiato, tutto è restato uguale. Proprio come nel Gattopardo.
Ed è nata poi quella che Alessandro Robecchi ha chiamato l’altro giorno, coniando la più bella delle definizioni, “questa catastrofe umana e politica di nome Silvio Berlusconi”. E’ nata a Milano perché soltanto qui poteva nascere. Ma non sarà eterna, ed è già molto vecchia.
In ogni caso, domani sarà davvero un altro giorno.
