La brutta città
Mi affido allora ai versi di tre grandi scrittori le cui parole, pur senza delinearla con precisione, riescono ad evocare un’emozione che sento mia.
La brutta città
Già sugli ultimi prati incontri dei tubi
poi sorpassi i tralicci poi i tubi.
E tralicci sorreggono muri
truccati da case.
Ed un albero solo in mezzo a dei cani
che fanno la fila per fare pipì.
E’ un paese cresciuto in periferia
questa brutta città che è la mia.
Non esiste pianura più piatta di questa
dove il vento ha paura di sporcarsi di nebbia,
dove un duomo pazzesco coperto di pizzi
è una cava di marmo vestita da sposa.
Il Naviglio stà fermo e
soffoca i pesci,
solo in sogno si muove e
triste va via
dalla brutta città che è
- la mia. -
Ma però se i ragazzi ti vengono incontro
tutta l’aria si muove e ti pare che sia il vento.
Ti tieni il cappello ma il cuore non puoi
la domenica insieme si va nella piazza
lui mi tiene alla vita e corriam sul sagrato
spaventiamo i colombi che volano via
sulla brutta città che è la mia.
Dario Fo – Leo Chiosso – Fiorenzo Carpi
