Sapessi come è strano sentirsi innamorati a Milano

2010 maggio 25
by filippo.ceredi

Ripercorrere la storia della Banda Bellini (Marco Philopat, ShaKe Edizioni, 2002), forse il più celebre tra i “servizi d’ordine” operativi a Milano negli anni ‘70, vuol dire ritrovare una parte della nostra città che ci siamo lasciati alle spalle, o meglio, che molti di noi non hanno vissuto nemmeno di striscio. L’avvincente desiderio di farsi valere dei ragazzi del Casoretto, il confronto con le fazioni più inquadrate del movimento sudentesco nelle università, l’affermazione della libertà di esprimere il dissenso nelle piazze senza temere lo scontro con le forze dell’ordine, la sessualità pervasiva del protagonista. Tanti elementi di questa narrazione sincopata aprono uno squarcio di sereno sul clima di tensione che ha insanguinato Milano negli anni successivi al ‘68.

bandabellinicopE anche se il contesto è cambiato molto, credo che alcune parole di questo libro parlino direttamente al cuore dei milanesi di oggi (almeno di alcuni): “Cara bellissima Milano – questa volta ci torno volentieri – sette mesi al confino sono lunghi – ti manca l’aria sporca – quest’acqua acida – la polverina grigia che s’attacca alle macchine – la gente che corre via – che non ha mai tempo – dove ti concentri su una cosa sola – il lavoro – o al massimo la progettualità – e tutto il resto è un optional – al massimo un hobby da mollare presto – cosa diceva Memo Remigi? “Sapessi come è strano sentirsi innamorati a Milano” – proprio strano strano – un hobby appunto – che deve durar poco… comunque si sta bene a Milano o meglio si sta così male che devi per forza sbatterti per star meglio – e se non vuoi fare la fine del cumenda – devi per forza alimentare il desiderio della trasformazione – cucinare l’idea con i compagni – masticare i progetti per farli partire finalmente…”

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